News Item: : Riflessioni tardive con aggiunta di spezie.
(Categoria: IMMAGINARIO COLLETTIVO)
Postato da H.Rouge
Thursday 12 July 2012 - 19:25:20
Riflessioni tardive con aggiunta di spezie.
Avevo scritto questa serie di riflessioni qualche giorno addietro, per la precisione era domenica 1° Luglio. Poi sono incappato in una falla temporale e tutto è saltato.
E adesso ne sono passati di giorni, dal Bosone di Higgs alla sentenza contro il massacro della scuola Diaz e infinite altre cosucce che qui non ripeterò per non tediarvi oltre; alcune le sapete già, altre non importa, la vostra e la mia vita cambieranno comunque. Mi sarebbe, in effetti, piaciuto parlare della cosiddetta "particella di Dio", ma così, in termini teorici, perché che lo si sapesse o meno, questa particella ce l'abbiamo dentro insieme alle altre, ci circonda ed esiste da molto prima che l'universo prendesse questa configurazione, dove io sto scrivendo su una tastiera da 100 euro e voi leggete, sul vostro monitor, queste scempiaggini.
Della Diaz non dirò niente, non perché non ci sia niente da dire ma perché è argomento troppo serio e grave da anteporre a quello che ho scritto prima che venisse pronunciata la sentenza. Del Bosone di Higgs e di tutte le sue implicazioni, anche qui, dovrei aprire un capitolo a parte e non so quanto sarebbe interessante... sì, perché in realtà quello che leggerete qui sotto è già acqua passata e come ben sappiamo, acqua passata non macina più.
E così non mi resta, a parte le solite lagnanze sul mio stesso scrivere, che consegnarvi comunque il tutto che in effetti non è altro che una vaga anticipazione di quel che poi è avvenuto. Come se la partita non fosse altro che un gioco di rimandi: io faccio questo, accadrà quello. Cause ed effetti del tutto prevedibili e previsti.
Perciò vi consegno le riflessioni così com'erano e pazienza. O se preferite, ...così imparate!
E' stato quando ero a Firenze, di notte, in auto, al ritorno dal Tango... Sono passati alcuni giorni e tutto sembra affievolirsi ed è così che, avendo una memoria corta, a tirarla ci si ritrova come con la coperta del famoso detto... Insomma, tornavo a casa, niente di ché: ero sufficientemente stanco per non aver voglia di riflettere sugli ultimi eventi. Quali poi, se non i soliti prefabbricati ad arte per spaventarci e tenerci chiusi nelle case la sera, davanti alla tivù (perché dietro la tivù, anche se a schermo piatto, c'è poco spazio e se uno ha una famiglia numerosa voglio proprio vedere come fanno a starci, con questo caldo poi, tutti appiccicati!).
Film, partita (ma và?), baggianate varie, niente tivù per quei poveracci con il digitale terrestre andato a ramengo, se non ho capito male, giù al Sud.
Ho provato una solidarietà inesprimibile, per quei miei amici rimasti interdetti o infuriati davanti all'evento improvviso e inaspettato. La tivù che di informazione digitale giustifica il suo stesso esistere, non solo nel nome altisonante, rimasta senza segnale! E verrebbe da chiedersi: "A che serve pagare un canone se non te lo puoi sparare?"
...Ah già, quello è il cannone.
Ma venendo al dunque, uno dei tanti, la notte del calcio e delle Euro-beghe dovrebbe essere stata una nottata campale, sia per l'immagine di sé che hanno alcuni italiani (ma tipo: "festa patronale dopo la quale il santo si trova gabbato e con esso pure il festeggiante") sia per l'immagine di sé che ha questa classe dirigente europea, messa di fronte a se stessa e alle proprie scelte.
Ma non sempre le cose vanno per il verso desiderato o quantomeno si svolgono come gomitoli e, rotolando, vanno dove non riesci a prevedere. Io ero impegnato nel tango, un caldo infernale, la musica e la concentrazione, l'onere della prova e dell'intento, il gesto e la risultante, curve gaussiane di calo del rendimento, nel gesto e nel passo, sempre più incerto e impreciso, alle volte sconfortante, altre volte un po' più gradito e le povere, pazientissime ballerine, sacrificate anch'esse alla calura che l'abbraccio moltiplicava nel loro stoico silenzio, partecipavano al tutto che si svolgeva lontano dai clamori che, sono una volta abbiamo udito, e poi più nulla, come se nessuno fosse davanti alla tivù a imprecare o a trepidare. Cosa alla quale, francamente non sono abituato. Ero altrove impegnato e non pensavo proprio a niente altro che al Tango.
C'è un'epica nella danza, qualcosa che trascende e al contempo ti tiene giù ancorato alla terra, come se tutto il cosmo partecipasse alla continua oscillazione della materia umile e vibrante, al languore brillante o angusto di una musica che alle volte pare anticipare o ritardare il tuo passo, quasi a ricordarti che sei lì per caso e di lì passeranno altri. E la ballerina tua compagna è solo il ricordo di un sogno notturno, una inascoltata sirena il cui canto è solo movenza, equilibrio sobrio, talvolta assonnato, stanco di lunghi passi e di acrobazie accennate, per niente minori o si facile esecuzione, talvolta denso come un fluido incontenibile, guizzi di sensualità e di compiacimento, in uno svolazzo di vesti o degli acuminati tacchi che, come strumenti di cesello, feriscono lo spazio che separa i danzatori dal vuoto non percorso ancora, nel gesto, nel corté, lì dove si forma l'avvenire del passo prossimo venturo, quello che concluderà il tutto e darà un senso al tutto che lo ha preceduto.
Che ci fosse una sorta di parallelismo fra questa concentrazione erotica contenuta e a suo modo del tutto impersonale, e l'ansiosa attesa orgasmica dei tifosi davanti alla tivù possiamo anche non negarlo. Ma è un parallelismo che tradirebbe entrambe le verità, comuni nella coincidenza dei tempi ma diverse nella partecipazione e cura dei particolari, nell'impegno e nelle risultanti.
Risultanti che in alcuni casi, alcuni hanno probabilmente male interpretato il ruolo che queste ultime devono tenere, ad lì là degli entusiasmi o della tensione accumulata. E non parlo dell'entusiasmo esuberante dei tifosi che si sono riversati nelle strade urlano, degli sconsiderati che hanno sparato dai balconi di casa con armi da fuoco, bensì della misurata attenzione e cura con cui, un paio di quotidiani di ben note tendenze e di ben note proprietà hanno sparato con titoli da "Bagaglino", a mio avviso, indegni del giornale e dei professionisti che vi lavorano.
Per la verità, non tutti i quotidiani hanno chiuso con così tanta animosità sprezzante e, alcuni, chiudendo prima dei risultati della partita (quella sì, significativa e fondamentale per il nostro reale benessere presente e futuro) che si svolgeva tra Italia, Spagna e Germania, il quel dell'Europa, hanno espresso sentenze che stridevano in altro modo, forse per una tiepida speranza espressa, vuoi per mancanza di possibilità predittive. E così, in questo confrontare titoli, i due (a mio avviso) non accettabili "VaffanMerkel" e "Ciao ciao culona", con gli altri, più o meno incerti e tiepidi, si è verificato un curioso ribaltamento, dove a scomparire quasi del tutto nell'immaginario delle prime pagine è stato l'evento calcistico.
Ma è una storia così antropologicamente depauperata dall'abitudine al dileggio che quasi supera il piacere della vittoria (su cosa? Per quale avvenire?) e io, francamente, reduce dal Tango, fatto di impegno fisico mio personale e non solo altrui, ancora ignaro delle oscenità dei titoli o delle discrepanze di pensiero, di idee sulla realtà e sul diritto di sfogare istinti e rabbie, trascinato via dai miei pensieri elementari, quali "come tornare a casa e poi dormire", mi sono accorto d'essere io in difetto: preso dal mio particolare approccio al tutto, in quella notte accaldata e stanca, avevo rimosso l'evento che fra i due che ho fin qui descritto in parallelo, era quello che più di ogni altro avrebbe dovuto far sentire la sua musica. E invece, solo un po' di rumore qui e là, un solo misero mortaretto: e c'era poca gente a festeggiare per le strade, poche urla... Ho incrociato, sulla via del ritorno, poche auto, claxon timidi, quasi a non disturbare troppo. Ho guardato prima perplesso e poi sorpreso, quasi intristito e preoccupato per quei poveracci urlanti. Erano incerti come fantasmi appena usciti da un libro scontato, scritto da un autore dedito alla banalità dei corse e dei ricorsi.
Per un attimo ho pensato che fosse qualcuno che si fosse perso la strada e girava, disperatamente, ancora con le bandiere di allora, urlando dai finestrini, qualcuno che se ne andava ancora in giro dai tempi della vittoria contro la Germania del 1982 rimasti imprigionati in un loop di una falla temporale.