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bullet mirrors 22 Oct : 17:13
Ciao, evulon
bullet mirrors 16 Oct : 18:44
Caro papà Lamberto, ci manchi.
Ciao evulon e evuloniani (almeno quelli rimasti)
bullet mirrors 13 Oct : 18:29
Ciao, papà. Ciao evulon
bullet mirrors 07 Oct : 17:19
Grazie
bullet patsol 06 Oct : 17:54
ho intuito adesso, condoglianze
bullet patsol 06 Oct : 17:44
mi spiace Giorgio...
bullet mirrors 06 Oct : 17:29
Ciao, caro papà, arrivederci, almeno spero.
bullet patsol 05 Oct : 10:04
un salutino a tutti
bullet Ewaan 26 Sep : 12:07
Bè, meglio tardi che mai..
bullet mirrors 25 Sep : 17:08
Come questa poi!? E' tanto che non ti si vede, perbacco.
bullet mirrors 25 Sep : 17:08
Bravo Ivan, molto divertente!
bullet Ewaan 24 Sep : 18:06
LINK
bullet Shona 19 Sep : 14:18
questa poi!
bullet mirrors 18 Sep : 18:05
Ehi, ragazze e ragazzi, ci sono!
bullet mirrors 17 Sep : 18:14
Shgona, shona, dove sei?
bullet mirrors 16 Sep : 17:19
Ciao, evulon. Ma se la mia esistenza non è che un accidente, quella degli accidenti cos'è?
bullet mirrors 13 Sep : 16:47
Beh, oggi posso dire: buon sabato
bullet civetta 11 Sep : 16:39
bullet mirrors 11 Sep : 16:10
Ciao, ragazzi di evulon e non...
bullet mirrors 07 Sep : 12:13
Buona domenica a tutti... si fa sempre per dire...
bullet mirrors 04 Sep : 16:50
Auguri anche da me, civetta.
bullet H.Rouge 04 Sep : 12:28
Auguri Civy!
bullet mirrors 31 Aug : 12:30
Augh! Oggi mi sento toro seduto, molto ma molto seduto
bullet mirrors 31 Aug : 11:52
Buona domenica, si fa per dire...
bullet Shona 26 Aug : 19:34
Ma non per me: non ho alcun buono proposito.
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 Mercoledì 14.10.98 h.11.55

 Su vetri eterei
 ammirabili  geometrie della  memoria
 replicano la loro  immagine vera
 recante nell'irreale  doppio
 L'anima simile a  dèi.

 Sei l'attesa
 che torna quasi in  segreto
 a trasformare  l'assoluto.
 Oltrepasso i tuoi  occhi
 sazi di luoghi e di  nomi
 che si ripetono
 e si cercano
 per traversare
 il labirinto che sei.

         Monna Lisa



Orfeo e gli Inferi




Quando Ludwig attaccò il pianissimo del secondo movimento si inginocchiò quasi davanti al pianoforte. Così facendo urtò un candeliere che cadde rumorosamente a terra. Pensò che fosse strano il non sentire il rumore del pesante oggetto d'ottone sulle tavole del palco. Con la coda dell'occhio vide un ragazzino che, correndo, ripose il candeliere e riaccese le candele. Non era la prima volta che aveva quei "vuoti" ma questo era stato totale. Non sentì neanche il pubblico che ridacchiava ma lo avvertì distintamente nelle vibrazioni che gli percotevano la schiena ingobbita. Guardò con stizza il candeliere. Era lui la causa di tutto e, scostandosi i capelli resi ancora più irsuti e ribelli dal nervosismo, guardò con un cenno altero Schuppanzig, il direttore. Suonò e Dio solo sa cosa suonò. Si rese conto della follia della scena dai volti pallidi dei primi violini che fissavano disperatamente il Direttore. Non uno guardò lui. Fu spaventoso. Lo riportarono a casa in preda alla disperazione più nera. Pianse, quella notte e altre notti ancora e neanche la sua dolce Dorotea-Cecilia ebbe l'ardire di presentarsi da lui. Egli l'aspettava ma, in cuor suo, sapeva che l'avrebbe maltrattata e questo gli faceva ancor più male della sordità. Per la casa poteva aggirarsi, come un'apparizione, il solo Schindler che, ogni tanto, gli faceva trovare un tozzo di pane e un po' di minestra. Sì, proprio nel periodo di composizione del Concerto N° 4 per pianoforte, Beethoven vide acutizzarsi la sordità che diverrà totale. Meravigliamoci, ancora una volta, della splendida musica che il musicista scrisse in quelle condizioni psicologiche. Il concerto, nella tonalità di Sol Maggiore - ricordatelo perché nel finale accadrà qualcosa di straordinario - si apre con un tema esposto dal solista che sembra voler intonare un corale a pieni quanto dolci accordi. Presto, però, il corale si scioglie in una melodia che invita l'orchestra a far sentire la sua voce. Tutto il primo Tempo è un dolcissimo, affranto, malinconico e misterioso dialogo tra l'uomo, solo, e gli altri strumenti. Ecco che compare una marcia ma non trionfale, no! Piuttosto un voler innalzare il cuore verso lidi più sereni. Solo che la tonalità della marcia è minore - dal punto di vista psico-acustico, il tono minore ha una valenza melanconica se non tragica. L'intreccio melodico diventa così raffinato nella strumentazione, nella conduzione dei vari strumenti e dei piani sonori che l'ombra del grande "rivale", amico, Mozart sembra alitare. Ormai Ludwig sa che non deve più temere dal grande salisburghese, anzi, da ora in poi si tenderanno le mani. Con una piccola impennata di tutta l'orchestra si giunge al momento della "Cadenza". Tradizionalmente, in questo luogo senza tempo e spazio, il "virtuoso" poteva mostrare la sua bravura improvvisando. Diventava, la Cadenza, appunto, il luogo dello sfoggio di un inutile quanto strabiliante brillantezza meccanica. Ma, in questo Concerto, Beethoven non lo permise e scrisse egli stesso una cadenza che è un capolavoro, sì di virtuosismo ma dell'anima. Il tema compie un cammino lunghissimo per i sentieri meno conosciuti e - nonostante la relativa brevità - sembra perdersi schubertianamente in immensi prati melodici. L'orchestra conclude timorosa ma con perentorità questo primo pezzo. Il secondo Movimento, che mi ha ispirato l'idea per il titolo dell'opinione, è davvero l'incarnazione del canto di Orfeo e dei suoni terribili degli Inferi. Ho ascoltato questo movimento migliaia di volte e devo dire che l'unico che riesce a dare al pianoforte un'altra voce, un altro suono, delicato ma fermo, incantato e sincero è stato Backhaus. Ricordo ancora le mie membra immobili ad ascoltare ciò che somigliava più alla voce di un angelo che ad uno strumento che percuote le corde. L'orchestra suona rabbiosamente, risponde adirata, con una melodia sempre insistente. Tutti gli strumenti le stesse note. Essa fa corpo a se, dura, monolitica finché un trillo del pianoforte con una scala discendente e un salto verso l'acuto sembra spostarci di cento anni in avanti. Ma sì, Ravel! E il pianoforte insiste in questa atmosfera. Sembra aver capito che le suppliche non hanno esito e tenta l'effetto incantatorio. Tanto lo raggiunge che il Terzo movimento, in modo inopinato, inusuale, come sotto l'effetto di un incatesimo, inizia in Do maggiore! Un'altra tonalità rispetto all'impianto di tutta la composizione! Cosa mai tentata prima se non da Haydn però con intenti comici. Ludwig aveva già sperimentato questa meraviglia in uno dei Quartetti per archi dell'opera 59. Qui il risultato è, se possibile, ancora più efficace: il tema gioviale ma ritmicamente fratto del pianoforte viene accompagnato dal Primo violoncello solo. Impasto sonoro assolutamente nuovo che darà al discorso seguente un colore cavalleresco, ardente e intrepido. Formalmente si tratta, nel complesso, di un Rondò. Cioè, ad un tema sempre uguale (variato quel poco che evita la monotonia) si contrappongono temi diversi. Si potrebbe simbolizzare questa architettura sonora così: A - B - A - C - A - D - A ecc. Questo solo all'apparenza perché il genio beethoveniano rifiuta una schematizzazione così asciutta. La solarità nordica, perdonate l'ossimoro, è così evidente che lo schema perde la sua secchezza e, come le varie sezioni di un edificio ben costruito, non si vedono, sentono, le giunture. Quando il Concerto termina si ha la netta impressione di aver ascoltato un miracolo. Devo aggiungere, a costo di essere prolisso, che ogni melodia, ogni piccola fibra musicale scaturisce dalla mistica marcia che si ascolta nel tempo iniziale. Sembra proprio lei il cuore musicale dell'intero capolavoro. Interpreti degni di questo Concerto...pochi. Il già citato Backhaus, forse Kempff...come vedete, pianisti d'altri tempi le cui registrazioni sono preziose come l'oro. Non sono un passatista ma non amo la penultima generazione di pianisti: Pogorelich, per intenderci. Non suonano, battono la musica e sembrano avere fra le dita tamburi, nacchere, tamburelli e timpani. Tutti strumenti che non hanno nulla a che vedere con l'opera di cui sto parlando. Se fosse possibile, per comperare un CD del Quarto Concerto, bisognerebbe ascoltarne il secondo movimento, anche solo per trenta secondi. Se avvertite l'incanto, il tremore dell'anima, della vostra, all'unisono con quella dell'interprete allora è quello il CD...
Autrice della recensione: Cecilia
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Note sul recensore: Poetessa romana. Al suo attivo numerose pubblicazioni: "Stanze private" (ED. Il Filo), " Come nasce il canto" (ED. Sellerio)

In questo caso si tratta di un contributo di una poetessa. Perfino scontato il rapporto tra poesia e musica ma per CECILIA (nome d'arte) non lo è. Questo aforisma lo dimostrerà: "Per non sconfiggere la morte basta cantarla..."

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Shona wrote: ...ma questa è una poesia!

Shona on 31 Jul : 18:47
ma questa è una poesia!

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Oh!

Mia magica malinc

civetta on 27 May : 23:57


mirrors on 27 May : 16:43
meno male. Anche perché ora devo mantene

civetta on 19 May : 20:03
Complimento..ovvio!



mirrors on 19 May : 17:55
Alta, silente e docile gazzella


mirrors on 19 May : 17:32
Devo prenderlo come un complimento o com

civetta on 17 May : 15:16
La strada per il Paradiso è lastricata d
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