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Buon giorno
Ciao, evulon delle nuvole
Ciao, piccolo miet.
Ciao mirrors
Ciao, mechanicus
Qui la butta che dio la manda
E ciao a super mario
Viva tetris, allora.
Certo che Tetris è sovietico! Anche un po' stachanovista, secondo me. Guarda qua: LINK
...anche a te
Riapparsa Rosella...
Ti saluto con un good morning
Ma davvero tetris è sovietico?
Scappata...
Ciao, Rosella
'rno evulon!
Ciao mir, buona serata, io gioco a Tetris perché è sovietico
Buon pomeriggio a tutti
Ciao, piccolo miet
O qualche altro gioco?
C'è qualcuno che ha fatto il cruciverba?
Ci sono...ci sono...
A Beethoven e Sinatra preferisci l'insalata?
A Vivaldi l'uva passa, che ti dà più calorie?
Ma sì, meglio il cagnolino.
Addio
Questa è una chicca da vedere subito: LINK
Ehilà, evuloniani!!!
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Perché una Messa? Perché no? |
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Perché una Messa? Perché no?
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mirrors Wednesday 30 May 2012
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Entrai da Ricordi a Piazza dell'Indipendenza a Roma, 42 anni fa - ora non c'è più - , per farmi fare il regalo da Babbo Natale.
Ero con mio padre e non ricordo come mai fosse lì e avesse lasciato che a decidere cosa comprare fossi io, visto che amava molto farci, a mia sorella e me, sorprese fin quando siamo stati adulti e vaccinati.
Fatto sta che dopo una breve occhiata presi il magnifico cofanetto contenente le due Messe di Ludwig van Beethoven con i musicisti dei Berliner Philarmoniker e von Karajan come direttore.
Mio padre non fu molto contento della scelta: disse che aveva paura che non mi sarebbero piaciuti brani con la voce e che, al limite, lui preferiva l'esecuzione di Toscanini.
Risposi seccatissimo che avevo già ascoltato alla radio - non dimentichiamoci che siamo nel 1970 proprio sotto i festeggiamenti del bicentenario della nascita di Beethoven e che alla radio, bei tempi!, fu data l'opera omnia e oltre... - l'Inno alla gioia diretta dal maestro italiano, che non mi era piaciuto e che la qualità della registrazione era pessima (sic).
Col cuore gonfio di gioia, ma anche col dispiacere di aver dato un colpo alle convinzioni del mio vecchio, tornai a casa con il tesoretto.
E sì, dovete immaginare che i cofanetti dei 33 giri non erano così asettici o futuristi come quelli dei CD. Questo, in particolare, era in velluto rosso, molto gradevole al tatto e alla vista, caldo, come un nido, per i capolavori che custodiva. Il volto di Ludwig sovrastava un paesaggio fatto di fontane e archi neoclassici.
Insomma tutto concorreva a che nutrissi l'intima convinzione di aver fatto l'acquisto del secolo e di aver ricevuto il più bel dono che potessi.
Non mi vergogno nel dire che aspettai rigorosamente il 25 sera quando si aprivano tradizionalmente i regali (da un paio d'anni, giacché a Babbo Natale non ci credeva più nessuno, ma non importava nulla) per aprire il mio. Il nero vinile dei long playing luccicava promettente, solcato com'era da quelle fitte spirali più o meno profonde e sottili, di chissà quali meraviglie, sonorità, stupori musicali.
L'indomani mattina il disco girava sul mio "piatto". Stavo ascoltando, estasiato, il Credo dalla Missa Solemnis in re maggiore op. 123 di Ludwig van Beethoven, l'opera che l'autore stesso definì come la sua più perfetta.
Il giorno dopo, mi recai in fretta e furia nello stesso negozio per comprare la "miniature score" (la partitura tascabile) delle edizioni Ernst Eulemburg Ltd. al prezzo di 750 £ che ero riuscito a raggranellare in 10 -15 giorni di paghetta.
Da quel pomeriggio, la Missa solemnis fu mia in ogni sua intima piega, letta all'ascolto, letta soltanto, suonata parte per parte ascoltata con ingordigia.
Ingenuo com'ero, volevo sapere perché l'autore la considerasse l'opera più perfetta.
I banchi erano quasi tutti vuoti. Al centro dell'aula troneggiava una lavagna luminosa con l'aria di Figaro dal Barbiere di Siviglia di Rossini proiettata sulla parete.
Stavamo aspettando tutti Luigi Rognoni che avrebbe tenuto una delle sue memorabili e inarrivabili lezioni sul musicista.
Accanto a me, tre ragazze con minigonne mozzafiato fumavano - sì, allora si poteva, in aula - e ridacchiavano facendo il verso a Figaro. Il gioco era molto gradevole e divertente, tanto che mi unii con "come un colpo di cannon!" che fece andare per traverso il fumo a una delle tre mentre le altre due risero a crepapelle.
Si iniziò a parlare del fumo delle sigarette, della calunnia e si finì con gli impegni universitari.
La bionda, quella più simpatica e piccolina, si lamentò del fatto che avrebbe dovuto preparare l'esame di "Estetica" leggendo una paccata di libri e di fotocopie. La consolai parlando del mio di "Semiotica" col Trattato di Eco che da solo valeva dieci volte la sua paccata.
D'improvviso - maledetto il mio moto istintivo nel dover leggere tutto ciò che è scritto, chissà se esiste una sindrome - lessi il titolo di un pacchetto di suoi appunti-fotocopie: "Fallimento di un capolavoro" e intuii che un certo T. W. Adorno intendeva la mia Missa solemnis.
Mi si fermò il cuore e riuscii a malapena a leggere in velocità le prime quattro o cinque pagine.
Chiesi alla ragazza se poteva prestarmi le fotocopie, che gliele avrei restituite prima della fine della lezione di Rognoni e uscii, madido di sudore.
(Continua)
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