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Ciao, evulon delle nuvole
Ciao, piccolo miet.
Ciao mirrors
Ciao, mechanicus
Qui la butta che dio la manda
E ciao a super mario
Viva tetris, allora.
Certo che Tetris è sovietico! Anche un po' stachanovista, secondo me. Guarda qua: LINK
...anche a te
Riapparsa Rosella...
Ti saluto con un good morning
Ma davvero tetris è sovietico?
Scappata...
Ciao, Rosella
'rno evulon!
Ciao mir, buona serata, io gioco a Tetris perché è sovietico
Buon pomeriggio a tutti
Ciao, piccolo miet
O qualche altro gioco?
C'è qualcuno che ha fatto il cruciverba?
Ci sono...ci sono...
A Beethoven e Sinatra preferisci l'insalata?
A Vivaldi l'uva passa, che ti dà più calorie?
Ma sì, meglio il cagnolino.
Addio
Questa è una chicca da vedere subito: LINK
Ehilà, evuloniani!!!
Buona serata
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Gabriel e l'infelicità
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mirrors Monday 13 February 2012
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Se si facesse della fantastoria, per Gabriel Fauré riuscirebbe molto interessante.
Vorrei tentare.
Non vorrei modificare molto sia perché non è necessario, sia per mia comodità.
Nasce nel 1845 a Parigi e muore nel 1924 (località sconosciuta).
Fin da piccolo mostra enormi capacità musicali tanto che viene iscritto gratuitamente al più prestigioso Istituto privato per musicisti.
Si diploma, per così dire, in violoncello, nel breve corso di due anni - ne ha solo nove - tanto che è costretto ad aspettare quattro anni per iscriversi al Consérvatoire de Paris per conseguire il Diploma.
Nel frattempo viene ingaggiato per numerosi Concerti in tutto il mondo ottenendo clamorosi successi.
In segreto, coltiva la passione per la composizione e scrive tre Sinfonie, due Concerti per violoncello e Orchestra oltre a numerosi brani cameristici tra cui spiccano i famosi Quatre Quatuor a cordes (conosciuti editorialmente come "La ville de France"). Il suo nazionalismo lo porta ben presto a inimicarsi, con famose quanto azzardate boutade anti tedesche e anti inglesi, gran parte del mondo musicale che conta.
I suoi Concerti diminuiscono in maniera vistosa, tanto che è costretto a imparare in fretta l'Organo - cosa che riesce a fare in un solo anno - e tutta la letteratura organistica bachiana.
Viene, perciò assunto, sbaragliando decine di pretendenti tra cui i maggiori Organisti dell'epoca, come MAESTRO DI CAPPELLA, presso Notre Dame.
Ben visto a corte e amato soprattutto dalle cortigiane per il suo fascino prorompente, per il suo modo elegante e, nello stesso tempo, molto passionale di corteggiare, riesce a diventare l'amante della Regina.
Questo gli consente di dominare la vita musicale di tutta la Francia, tanto che venne coniato, appositamente per lui, l'appellativo di Roi de la musique. Non a caso Paganini, recatosi in quel di Lione per rendere omaggio a Hector Berlioz che stimava essere un grande compositore e al quale regalò ventimila franchi, passò prima per Parigi, dove riuscì a stento ad incontrare Monsieur Fauré e a suonare per lui il famoso brano su una corda sola.
Le cronache riportarono l'avvenimento con dovizia di particolari e narrarono che, ad un certo punto, Gabriel prese il suo violoncello - era uno dei più pregiati Amati in circolazione - e si unì in un duetto "improvvisato" con Paganini.
Questa sorta di matrimonio-gara terminò quando il violinista italiano, stremato, smise di suonare, mentre lui, il Re della musica, continuò a suonare imitando tutti gli stili, da quello bachiano a quello mozartiano, passando per Beethoven e addirittura Chopin.
Fu portato in trionfo per tutta la città e il re stesso imbandì un banchetto in suo onore al quale parteciparono Monarchi e Consiglieri perfino inglesi e tedeschi - Ludwig di Baviera si fece rappresentare nientemeno che dal Cardinale Barberini.
Entrò come critico musicale in tutti i giornali dispensando onori a mediocri musicisti e stroncando gente come Chopin, Wagner, Listz e Brahms.
E non aveva sempre torto...
Divenne direttore del Conservatorio di Parigi in sostituzione di Massenet ed il suo arrivo fu salutato come una ventata di aria fresca tra le polveri secolari di un'istituzione prestigiosa ma morente.
La sua salute cominciò ben presto a vacillare.
Dopo molti ricoveri in sanatorio e presso le migliori cliniche svizzere, si spense.
I suoi, furono funerali di stato e a lungo la sua figura di interprete e compositore fu da esempio per le giovani generazioni di artisti.
Pittori e scultori fecero a gara nel dedicargli dipinti, sculture ed anche il monumento funebre - disegnato da De Chaussy, il più grande architetto vivente - venne ornato con affreschi e statue.
...
Tutto ciò, sarebbe potuto davvero accadere.
L'unico avvenimento che lo ha impedito fu l'essere contemporaneo di Achille Claude Debussy.
Gabriel vide realizzarsi in lui tutti i suoi sogni musicali.
Debussy, compose la musica che egli aveva sempre sognato.
A chi gli chiedeva di Debussy rispondeva malinconico di non parlargli di lui, ma non perché fosse invidioso.
Al contrario lo riteneva un genio assoluto a detrimento della sua valentìa musicale.
Cercherò di ridare a Faurè ciò che è di Faurè.
E' vero che Debussy rivoluzionò dalle fondamenta il linguaggio musicale, riuscendo a far sì che il nuovo modo di comporre rimanesse però sempre "comprensibile".
E' vero che la sua orchestra "suona" come nessuna orchestra aveva mai suonato prima di lui.
Infine, è vero che ha cambiato il corso della storia della musica.
Questo fa di lui un musicista più importante di Fauré?
ASSOLUTAMENTE NO.
Ed è vergognoso come tanta critica di origine crociana abbia perpetrato, nei confronti del timido e umile organista, Maestro di cappella., compositore di veri e propri paradisi musicali, la più incredibile campagna denigratoria.
Anche semplicemente ignorandolo.
Sull'Enciclopedia della musica della UTET, Fauré non c'è.
L'Enciclopedia della musica della UTET non è una buona enciclopedia, perché Fauré è un grande compositore.
Tanto grande che i compositori della generazione del 1920-30 lo rivalutarono in pieno, mettendone in risalto l'assoluta libertà musicale, dentro gli schemi che, però, sono sempre superati senza atti eclatanti, ma in virtù di una ricerca sottile, enigmatica e di una capacità di "cantare" senza essere sguaiato o sopra le righe o imitatore del bel canto italiano (cosa che a volte accade perfino a Chopin).
Si è parlato di decadentismo...
Questa manìa di catalogare che torna anche comoda ma non per "soggetti" come Gabriel.
Egli è un uomo musicale ma nel senso opposto a quello che il decadentismo intendeva.
Il suo rapporto con l'arte dei suoni non esiste o, meglio, non va intesa come un incontro con l'altro da sé.
Non ostenta, egli è naturale.
Pensate a Klimt, dimenticate D'Annunzio.
Non sperimenta: la sua è una ricerca al suo interno, senza esporre le "interiora" (scusate l'espressione un po' forte ma rende l'idea).
Egli è fragile come l'arcobaleno o una donna innamorata.
Schiacciato per questo da Debussy: carattere forte, estrema consapevolezza del proprio valore e strombazzamento conseguente.
Ogni tanto, per fortuna, nella storia della musica appaiono simili figure di compositori che sono quasi purificatrici.
Eppoi, inconsapevolmente, egli trova delle gigantesche novità tecniche delle quali fa un uso geniale.
E veniamo alla Fantasia.
Mai il termine fu e sarà usato così propriamente, con tutte le connessioni che il suo campo semantico comporta, però senza stucchevolezza.
Dal silenzio, gli archi introducono una melodia, quella principale, che ha caratteristiche inafferrabili.
Un miracolo sonoro di pudicizia e forza emotiva, di voli ultraterreni senza aria mistica, di appartenenza al mondo senza essere supino.
Ben presto, l'oboe s'impossessa del tema e allora il pianoforte è come risvegliato da un lungo sonno.
Nulla di virtuosistico, assolutamente virtuosistico, ma nell'intimo.
Il suo ruolo di primus inter pares, il pianoforte, se lo ricaverà con la dolcezza, non userà la sua potenza per imporsi.
L'orchestra comprende questa nuova realtà sonora (si trovano armonie particolarissime, concatenamenti di accordi anche molto "spinti") e lo accetta come capo.
Ed è tutto uno spingersi sempre al limite delle sonorità senza essere languido.
Altre melodie contornano quella principale e vari movimenti ritmici e agogici si alternano ad assecondare ora questa ora quell'idea.
E' strabiliante.
E' come un frammento di realtà al quale la musica si adatta come una seconda "anima", senza, per questo, perdere la propria identità.
C'è il senso della fine della vita terrena ma senza timori e senza richiami metafisici.
Dopo alcuni passaggi più movimentati e forse tormentati, ecco che, nuovamente dal silenzio, il pianoforte esegue egli stesso la melodia principale.
Non ci sono motivazioni strutturali, architettoniche, formali.
No.
Si tratta di carezzare l'emozione di quella melodia e vedere cosa accade se ad eseguirla è il pianoforte, uno strumento con i martelletti dentro.
A voi scoprire cosa avviene....
Per me, un miracolo.
L'opera si conclude con nonchalance. Sa, Fauré, che potrebbe continuare all'infinito e non stancare mai, ma è pudico.
Come una fanciulla d'altri tempi, sa quand'è tempo di ritrarsi.
Posso ora svelare il segreto che questa Fantasia cela.
Essa è scritta per un amore, un amore infelice, però c'è anche il rispetto, assurdo ma c'è.
Per Debussy.
Quasi l'autore avesse timore che, continuando, invadesse il campo del suo amico genio.
Esagerazione?
Ingiusta posizione?
Tra l'amore non ricambiato per una donna e l'ammirazione per una persona, Gabriel si comporta da perfetto gentiluomo.
Tace.
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