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Buon giorno
Ciao, evulon delle nuvole
Ciao, piccolo miet.
Ciao mirrors
Ciao, mechanicus
Qui la butta che dio la manda
E ciao a super mario
Viva tetris, allora.
Certo che Tetris è sovietico! Anche un po' stachanovista, secondo me. Guarda qua: LINK
...anche a te
Riapparsa Rosella...
Ti saluto con un good morning
Ma davvero tetris è sovietico?
Scappata...
Ciao, Rosella
'rno evulon!
Ciao mir, buona serata, io gioco a Tetris perché è sovietico
Buon pomeriggio a tutti
Ciao, piccolo miet
O qualche altro gioco?
C'è qualcuno che ha fatto il cruciverba?
Ci sono...ci sono...
A Beethoven e Sinatra preferisci l'insalata?
A Vivaldi l'uva passa, che ti dà più calorie?
Ma sì, meglio il cagnolino.
Addio
Questa è una chicca da vedere subito: LINK
Ehilà, evuloniani!!!
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Umanità , pagina 1
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Da "Claudio"
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Maurizio Thursday 21 September 2006
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I frutti avvelenati della parola «umanità»
Si è concluso il festival di filosofia dislocato tra Modena, Carpi e Sassuolo dedicato al tema «Umanità». Interventi e lezioni magistrali all'ombra delle «tragiche e pericolose parole» di papa Benedetto XVI sull'islam Roberto Ciccarelli Nei giorni in cui divampano nel mondo musulmano le reazioni contro le tragiche e pericolose parole (la definizione è del New York Times) di Benedetto XVI, il festival della filosofia di Modena dedicato al tema della «umanità» ha messo a disposizione degli antivirus contro il circuito moltiplicatore di fobie identitarie che avevamo conosciuto solo sei mesi fa con le vignette sataniche.
È dall'idea di una Verità razionale desunta dall'esistenza di un Dio certo e assoluto che la filosofia che ha a cuore la distinzione (ma anche il dialogo) con la teologia (cristiana) ha da tempo preso le distanze.
A essere in gioco è l'autonomia del pensiero critico che relativizza le pretese teologiche della ragione, contro quelle teologie politiche che invitano a credere nelle verità assolute della fede e sanzionano chi non vi si adegua. Nella sua lezione magistrale di sabato a Carpi, Roberta
de Monticelli ha tessuto un elogio della perplessità. Immaginando un dialogo tra un perplesso e Dio, l'autrice di Esercizi di pensiero per apprendisti filosofi (Bollati Boringhieri, 2006) sostiene che «Dio è il massimo valore solo se il suo essere è compatibile con la nostra natura e la nostra storia».
Natura che non è il frutto di una creazione divina, né di valori che diventano principi morali incontrovertibili. Per de Monticelli, la verità della fede non può che essere «possibile», e non
assoluta, radicata nella contingenza della «condizione umana» e non in quel logos che indica la diritta via dell'eternità quando ci si sente persi nelle ristrettezze del presente.
La confusione tra filosofia e teologia, tra una verità di fede e una verità razionale, produce fobie identitarie con deriva religiosa incorporata. Chi vuole avventurarsi sulle strade allucinate di un conflitto tra fedi e tra culture dovrebbe prima considerare che quel logos non ha preso la residenza nella città celeste, ma nell'esperienza, nel corpo e nella familiarità con i pensieri della vita quotidiana. A sostenerlo è Luisa Muraro che, sabato a Sassuolo, ha specificato che «una ragione nella quale non risuonano le emozioni della condizione umana è orba e il suo valore è minato». Per Muraro, ciò che rende «umani» donne euomini è «la pratica relazionale che si dà nel contatto con le esigenze della vita, nella consapevolezza della dipendenza e della gratitudine che ci lega agli altri». Chi desidera fare qualcosa di buono e dire qualcosa di vero non può dunque limitarsi ad ascoltare il cielo in cui suonano le
campane del logos divino. Rischiando così di cadere nel pozzo, come il filosofo deriso dalla servetta di Tracia, tutto preso dalle idee che non gli fanno vedere ciò che di buono e di vero lo circonda.
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